UN CONTE IN MONGOLFIERA

UN CONTE IN MONGOLFIERA
La vita avventurosa del Conte Francesco Zambeccari, cacciatore di pirati e pilota di mongolfiera.

Nella Basilica di San Francesco a Bologna c’è una tomba di famiglia che racconta della spericolata vita di uno dei suoi esponenti: il Conte Francesco Zambeccari.

Nel monumento funebre, sito nella navata di destra, sopra la statua di Alessandro Zambeccari, c’è un fastigio che reca scolpiti una bussola, un mappamondo, un cannocchiale e il profilo in basso rilievo del Conte Francesco. Questi era il figlio del senatore Giacomo e sin dall’infanzia, già negli anni del collegio a Parma, fu chiaro che era un animo inquieto.

Del tutto disinteressato alla politica, decise da giovanissimo di arruolarsi nel Corpo Reale delle Guardie di Spagna a Madrid. Qui, come tenente di fregata, diede la caccia ai pirati nel Mediterraneo e nell’Atlantico. Insofferente ad ogni disciplina, finì per guadagnarsi anche una denuncia al tribunale della Santa Inquisizione per sfuggire alla quale si rifugiò a Parigi. Fu qui, nella capitale francese, che venne incantato dai primi voli dimostrativi dei fratelli Mongolfier nel 1783.

Riuscì a nutrire questa passione con uno studio vero e proprio solo durante i due anni di prigionia che scontò nelle carceri turche di Costantinopoli. Era stato fatto prigioniero mentre militava, questa volta, nella Marina Imperiale Russa. In carcere studiò le basi della scienza aerostatica e dei palloni gonfiati con fornelli ad alcool. Scarcerato grazie all’intercessione del Re di Spagna, il Conte Francesco fece rientro a Bologna. Sposò Diamante Negrini dalla quale ebbe i tre figli, ma neanche questo riuscì a calmare il vulcanico temperamento del Conte.

Nel 1784 a Venezia eseguì un volo che lo rese celebre tanto che persino Francesco Guardi lo dipinse in una sua tela. A Bologna il Conte Francesco intraprese altri tre voli con la mongolfiera, tutti più che celebrati nelle cronache cittadine. Il secondo volo in realtà si rivelò un fallimento dato che finì con un naufragio nei pressi dell’Istria. Lo Zambeccari ebbe salva la vita solo grazie a dei pescatori che lo recuperarono in mare.

L’ultimo volo fu il 21 settembre 1812. Il Conte salì nel pallone insieme al suo aiutante, tale Bonaghi, e la mongolfiera iniziò ad alzarsi dal Parco della Montagnola sopra i cieli di Bologna, ma poco dopo essersi sollevato in volo, mentre ancora prendeva quota, un forte colpo di vento lo fece sbandare facendolo finire contro i rami alti di uno degli alberi del parco. Mentre i due cercavano di riportare a terra il pallone, il recipiente di alcool si rovesciò, lasciando salvo il Bonaghi ma inzuppando il povero Conte che prese fuoco e morì arso vivo. Questa la tragica fine dell’eccezionale nobile bolognese!

La tomba degli Zambeccari, a causa delle soppressioni napoleoniche fu per un periodo spostata nella Certosa e dal 1926 è di nuovo ricollocata nella Basilica dove oggi la vediamo.